| |
 Brindiamo alle favole in cui vincono gli umili.
 Group: PlayerPosts: 1817 Location: La mia casa è la mia mente... Status:  | |
| Il sole era sorto sulla città da poco meno di un'ora, e la grande metropoli già brulicava di vita. Tra quei vecchi magazzini abbandonati si sentivano ancora gli echi lontani del traffico mattutino, e non era difficile immaginare un viavai continuo e soffocante di persone che si accalcavano si marciapiedi per andare a lavoro. Manichini, pupazzi senza cervello che si muovevano come automi schiavi di un sistema che li rendeva schiavi senza che qualcuno se ne accorgesse. Ma Kanzo non era tra quelli, lui si muoveva oltre il sistema, non era più legato ai fili invisibili dei grandi burattinai ai vertici di quella prigione. Li aveva tagliati e ora viveva come un cane randagio perennemente inseguito e perseguitato come un criminale. Lui era libero. Lo era da poco più di due anni, ma i tempi stavano per cambiare, gli eventi stavano richiedendo di più da lui. Le ultime notizie riportate dai giornali e dalle tv di mezzo mondo lo avevano convinto a passare a un livello ancora sucessivo. Politi, uomini potenti, personaggi di spicco. Tutti morti. Il caos stava per scoppiare nelle strade di molte città, il sistema sarebbe crollato dalle fondamenta. I suoi sogni finalmente si stavano avverando. Ma non era abbastanza. Kira non era abbastanza. Doveva fare di più, trovare alleati e rafforzare l'ascesa del caos e i vecchi magazzini potevano essere il posto adatto: un rifugio sicuro per i reietti -come lui- della società, il cancro di un mondo che già stava morendo. Un labirinto di vecchi edifici che offrivano un luogo sicuro per ogni tipo di attività criminale. Si, proprio il posto giusto. Camminava lo Shibuya Greaser tra quei magazzini diroccati, accompagnato solo dal suono dei suoi passi e dal vento che sibilava tra i tetti di lamiera, nascondendo lo sguardo guardingo dietro un paio di occhiali da sole. Tra criminali non si poteva mai abbassare la guardia. Poi ecco, una sagoma in lontananza, un tizio seduto tranquillamente su una panchina come fosse al parco in centro. Rimase ad osservarlo mantenendosi a distanza, indeciso su come avvicinarlo. In fondo lui era solo uno spirito libero che voleva portare il caos nella metropoli e non era neanche armato, mentre quel tizio seduto sembrava sapere il fatto suo. Alla fine decise di avvicinarsi come se nulla fosse, con una mano in tasca imitando la sagoma di una pistola. Un bluff, ma forse sarebbe servito per non rischiare inutili casini. Avrebbe lasciato che fosse il brutto ceffo seduto a parlare per primo e in qualche modo, a seconda delle circostanze, avrbebe valutato il da farsi. |
| | |